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    appartamento babbano
 

Mercoledì, 14. Febbraio 2007

appartamento babbano
di evill33tbis, 22:16



APPARTAMENTO BABBANO

LEGGO DELL'ALTRO :
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The Muggle Flat or Snape's flashbacks - Author: Evil L33t - Angst/Humor - PG-13 Rated for language and dark thoughts. - Snape reflects on why/how he became a spy. Snape was fakes his own death to get out of spy work because the death eaters find out that he's spying for Dumbledore and co. This is really just my prospective as to my he's nasty, why he's slimy, and how/why he became a spy (Let's face it! He didn't do it because of the great health care benefits or family dental plans!). Tradotto da Giuliana Borin aka Lorelei e Cuccussétte. - Angst e Humor - Per lettori sopra ai 14 anni per clima cupo - Snape riflette su come è diventato una spia, atmosfera grottesca.
Leggi qua l'Originale ! http://www.fanfiction.net/read.php?storyid=857697



Chiuse di nuovo gli occhi e sbatté sulla sveglia con il pugno. La odiava, ma doveva mantenere la finzione di apparire come un qualsiasi babbano quando era lì, così proseguì come poteva, e anche oltre. Molto dell'<oltre> erano aspirapolvere, ferri da stiro, matite, e viaggi alla lavanderia automatica per pulirsi i pantaloni. Riaprì gli occhi e si mise sulla schiena a guardare il soffitto.
Perché si era fatto tanto male a sé stesso, si chiese. Si era messo in un simile impiccio! Avrebbe dovuto forse affrontare anche la propria morte. Non avrebbe mai pensato che sarebbe finito così. Si era immaginato molte volte la propria fine. Venire ucciso dai Mangiamorte che erano testimoni in cerchio attorno. Doversi nascondere per tutta la vita… mai così però. Pensò che la fine era arrivata così rapida da non poter agire, non che avrebbe ricreato la sua morte essendo ancora vivo. Era piuttosto ingegnoso, immaginarsi la propria morte. Ovvio, se ne accorse solo dopo aver ucciso uno dei suoi attaccanti. Tutto quello che aveva dovuto fare era scambiare gli abiti, mettere la sua maschera e attendere aiuto con l'arrivo degli altri. Successe in tutta velocità, ma si bevvero la storiella che lui avesse ucciso <Snape>. Si chiese per quanto tempo avrebbero creduto a una simile <verità>. Forse, l'ulteriore vantaggio della maledizione <bruciante> li avrebbe confusi. Molte delle vittime di quella maledizione erano ustionate in modo assai serio; la sua aveva colpito solo la parte superiore del corpo. Forse poteva lanciare una illusione su di sé e fare finta che Snape fosse davvero morto. Poteva ricominciare.
Sospirò e si volse nel letto, tanto che la testa venne premuta sul guanciale, affondandovi.
Dillo ancora, Snape, pensò. Perché diavolo hai permesso che tutto questo capitasse a te =
Gemette e sbatté la testa sul guanciale una o due volte. Si passò la mano tra i capellibuntuosi e se li scostò dagli occhi.
Avrebbe dovuto farsi una doccia. La cattiva igiene personale non era così in vetta alla sua lista di cose importanti. Suppose che quando la propria vita è in serio pericolo, i bagni diventano una cosa secondaria. Mugolò.
Oh, al diavolo! Sarebbe morto nelle successive ventiquattro ore, e per l'inferno, voleva morire pulito, senza fango o grasso. Dannati i Mangiamorte! Se volevano ucciderlo, potevano attendere che finisse la sua dannata, e meritata, doccia!
Rotolò letteralmente fuori dal letto e arrancò alla porta. Odiava gli appartamenti babbani, ma era l'unico posto dove chiunque, inclusi i suoi alleati, lo avrebbero cercato. Lo teneva assai silenzioso e anche si era premunito di comperarlo sotto falso nome. Dopo essere riuscito a trovare la maniglia, cadde nell'ingresso e arrancò sui piedi cercando di arrivare al bagno.
Stupido bastardo! - gridò a sé stesso. - Lo sai: non riesci a reggere la birra! Perché ci provi?
Quando alla fine arrivò al bagno, si accasciò sul lavandino e rigettò l'ultimo pasto. Non riuscì a ricordare cosa fosse, ma dall'aspetto e dall'odore, nemmeno gli andava di saperlo.
Stupido Snape! - si rimproverò, mentre sbottonava la cintola dell'abito.
Dannate fiammate, dannati strapazzi! Perché, perché, perché mi faccio simili danni? - si chiese per la centesima volta nelle ultime due ore, e per la milionesima volta nella sua lunga vita. Prese a sbottonare il mantello e poi si fermò sospirando- era diventato una spia. Fingeva la sua stessa morte. Si ubriacava. Si sentiva un fallito. Si strapazzava. E per essere del tutto onesti, Snape! Chi diavolo ti ha portato a fare questo a te stesso?
Continuò a sbottonarsi l'abito pensando a una risposta che non suonasse vana, come se stesse domandando compassione o sembrasse piuttosto implorare misericordia. Era chiaro, aveva scordato la verità. Quando alla fine si fu tolto gli abiti, tirò il telo da doccia, o come diavolo li chiamassero i babbani, e all'improvviso fissò i polsi.
Oh, fece una smorfia, ecco perché.


Incespicava nella pioggia e cercava di non apparire come uno che volesse morire. I suoi <amici> erano fuori qua e là quella sera, e l'ultima cosa di cui abbisognava, era qualcuno che volesse trovarlo. Si guardò attorno nelle strade di Hogsmeade e notò che stava avvicinandosi a Hogwarts.
Perfetto, pensò tra sé, nessuno penserà mai di cercarmi lì.
Inciampò e cadde per le strade e poi per la via che portava alla scuola, cercando di evitare di venire scoperto. Quando ebbe infine raggiunto la sua destinazione, si guardò attorno per assicurarsi che nessuno stesse guardando.
Non voglio essere trovato fino a quando non è tutto finito. Davvero, non mi interessa, è come nei miei libri, rise. Tirò su le maniche e estrasse una scheggia di vetro. La stava portando con sé da due settimane, da quando aveva versato una pozione sul pavimento e il contenitore si era frantumato. Era stato punito per la sua goffaggine me era riuscito a nascondere in tasca un pezzo di vetro.
Male, non aver avuto il fegato di farlo prima, sospirò tra sé. Tenne il vetro tra i polpastrelli del dito indice e medio, con il lato affilato rivolto in basso. Poi lo portò in basso con un movimento tagliente. Il sangue sgorgò dal braccio destro, sporcandogli le vesti e finendo sul pavimento grigio. Premette il taglio per farne uscire di più mentre la vista si annebbiava. Guardò il sangue colare giù per il braccio, mentre il mondo girava e scivolava nell'oscurità.
Con fatica spalancò gli occhi e cercò di guardarsi attorno.
"Ciao, Severus" lo accolse una voce amichevole.
"Uhhh!" gemette, chiudendo gli occhi. "Se questo è l'altro mondo, credo proprio che mi lamenterò!"
"Oh, nessuna noia qui, Severus," rise la voce.
"Vuoi dire che non sono morto?" chiese. La voce rise di nuovo.
"Non proprio, appena appena. Però ci hai fatti preoccupare."
"Ho fallito," mormorò passando una mano giù per il braccio destro, dove qualcuno gli aveva bendato il taglio.
Improvvisamente pensò a una cosa tremenda, e sedette. Guardò le braccia, che erano sempre coperte dalle maniche, e tirò il braccio sinistro più vicino a sé. Guardò alla sorgente della voce e quasi svenne appena comprese che apparteneva a Albus Dumbledore.
"Tu, non dovevi trovarmi," disse dopo aver preso fiato. "Nessuno doveva."
"Severus, dimmi. Perché hai provato a ucciderti?" gli chiese Dumbledore. Lo guardò, Severus, senza poter rispondere. Rise.
Guardalo, si disse sbuffando tra sé, se ne sta seduto qua, così placido, e vorrebbe aiutarmi. Fa poco che sappia che sono un potente Mangiamorte, avrei potuto ucciderlo adesso! Ma no, lui si fidava. Si fidava così tanto!
"Severus?" chiese Dumbledore, riportandolo alla realtà.
"Huh?" chiese, premendosi di nuovo il braccio sinistro.
"Allora perché hai provato ad ucciderti?" chiese Dumbledore guardandolo negli occhi.
"Non lo avresti fatto tu?" rispose incontrando il suo sguardo.
"Cosa intendi dire?"
"Vorrei poter morire. Sono disgustato di tutto," rispose.
Non dirglielo, si avvertì, lottando contro il bisogno di rivelare ogni cosa al vecchio insegnante, riuscirai solo a metterti in guai peggiori.
"Disgustato di cosa?"
"Oh…" E iniziò.
Non farlo! Si minacciò. Ahhh, ma va al diavolo! Quanto può peggiorare la situazione?
"Ebbene?" insistette Dumbledore.
"M****! Basta che mi guardi!" gli gridò, sempre evitando la domanda.
"Sì. Ti vedo. E vedo ancje un uomo che sembra assai confuso."
"Confuso?" sbuffò. "Posso essere in molti modi, anche un uomo morto,ma confuso, proprio non lo sono."
"E perché pensi di essere un uomo morto?" chiese Dumbledore.
"Dannazione!" gli urlò. "Perché non puoi capire? Ti sto parlando! Pensi che non mi diano la caccia? Di certo mi sta inseguendo mentre noi parliamo."
"Voldemort?" chiese Dumbledore.
"Sì" si lamentò, mostrandogli il Marchio Oscuro che Voldemort gli aveva impresso a fuoco sul polso. Sentì le parole versarsi fuori della bocca. Tutte le emozioni che aveva tenute ben ciuse, scorsero giù senza maniera di fermarle. "Mio signore! Lo odio! Lo odio, lo odio! Li odio tutti! Odio anche me stesso! Guardami! Ho vissuto la mia intera esistenza atterrito di poter scivolare ed essere distrutto. Ho ucciso bambini innocenti e gabbani ogni volta che me lo hanno ordinato. Ho torturato ragazzi per quello che erano i loro genitori! E ho anche riso della cosa! Odio qualsiasi cosa che sono! E qualsiasi cosa potrei diventare!"
"Ma hai il potere!" buttò fuori Dumbledore, arrabbiato. "Sei sempre stato ambizioso, Snape."
"Oh, sì. Ambizione. Ecco cosa mi ha maledetto in tutti questi anni! Quello stupido cappello mi ha messo nei Serpeverde e sono stato odiato! Ciascuno, eccetto quelli nella mia casa, mi odiavano. Eppure, odiavo quelli della mia casa! Mi sono unito a Voldemore per avere il potere. E oh, certo! Ho il potere! Ma poi guardo come lo ho ottenuto e vorrei solo morire. Molte persone credono che Serpeverde sia ambizione senza principi, ma alcuni di noi si preoccupano al come arrivare ad avere quanto si vuole. Alcuni di noi vogliono giocare seguendo le regole."
"Vuoi fare la cosa giusta?" chiese Dumbledore.
"La cosa giusta? Per me, la cosa giusta è morire," sospirò riadagiandosi a terra. "E adesso, se potessi lasciarmi fare la cosa giusta in privato…"
"Snape. Ascoltami! Se ti arrendi, non servirà a nessuno. Ma se tu accettassi di agire come spia…"
"Potrei fare la cosa giusta e vendicarmi sugli altri che odio tanto." Finì per lui.
"E' un lavoro pericoloso," lo avvertì Dumbledore. Snape sedette e lasciò che uno sguardo pensieroso gli attraversasse la faccia.
Se lo faccio, faccio la cosa giusta e elimino alcuni di quei bastardi. Potrei anche rimanere ucciso nel compito, come bonus in più. Ma se muoio da solo, uccido un solo Mangiamorte, pensò.
"Non me ne importa." Disse. "Mi va bene di fare la spia per te."
"Il tuo servizio deve passare inosservato," lo avvertì Dumbledore. Snape annuì.
"Questo è solo tra me e te, d'accordo? Per favore, promettimi che non dirai a nessuno quello che fai."
"Lo prometto." Dumbledore annuì e andò alla porta. Snape sospirò e si tirò l'abito addosso. Afferrò la sua bacchetta e lasciò di corsa Hogwarts.
Appena si fu teleportato nell'appartamento di nuovo, sospirò e si guardò allo specchio. Era differente. Snape il Mangiamorte era svanito lasciandosi dietro Snape la spia. Sorrise lieve. Stava iniziando la sua nuova missione.

Sospirò e saltò nel vano doccia cercando di lavare via I ricordi. Aveva quasi finito quando sentì il rumore di qualcuno che suonava alla porta. Uscì e svelto si mise gli abiti, pronto a teleportarsi nel caso fosse stato un Mangiamorte
Qualche anno prima, avrebbe accolto come benvenuta la morte - Si rilassò mentre guardava dallo spioncino. Era il vicino della porta accanto. Rapido tolse le vesti, le nascose sotto il letto e si assicurò d'esser vestito come un Babbano per bene.

Era troppo bello aver trovato qualcosa per cui vivere. Era troppo bello non sapere cosa aveva trovato!


----------------- F I N E -----------------

 

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